All'ombra delle fanciulle in fiore __________ Sergio Bestente
Programma di sala




Marcel Proust

Uscita nel 1918 con il titolo di A l'ombre des filles en fleurs, la seconda parte del capolavoro di Marcel Proust A la recherche du temps perdu, rivelava al melomane attento, fin dal musicalissimo titolo, un legame particolare e privilegiato con l'arte dei suoni.
Il richiamo alle "fanciulle in fiore", che nel secondo atto del Parsifal di Wagner tentano di sviare l'eroe dal suo obiettivo, aveva il duplice scopo di evidenziare la transitorietà della seconda stazione di un cammino verso la conoscenza e di richiamare in maniera sottile e mimetica il mondo culturale in cui il racconto era calato, la Parigi colta e raffinata degli anni Settanta e Ottanta dell'Ottocento, intrisa di wagnerismo e al tempo stesso in cerca di un'identità culturale autenticamente francese. E' questo il volume forse più ricco di riferimenti alla musica (riferimenti di cui è comunque disseminato l'intero capolavoro di Proust), ed è quello che, in particolare, contiene la citazione di un episodio bellissimo: si tratta del momento in cui il Narratore, nel corso di una serata mondana, ascolta la sonata per violino e pianoforte del compositore Vinteuil, e viene colpito da una "piccola frase" del lavoro che assumerà un'importanza fondamentale nel delicato e ricco universo spirituale della "recherche". La consapevolezza e la puntualità con cui Proust racconta le impressioni del Narratore, scatenarono immediatamente gli studiosi della "recherche" nella ricerca di quale compositore si celasse sotto il nome fittizio di Vinteuil: in realtà, come tutti i personaggi del romanzo ( ma forse anche di tutti i romanzi), sotto le lettere di un nome si nasconde la fusione di varie personalità: tra di esse vi è sicuramente CAMILLO SAINT-SAENS (Parigi 1835 Algeri 1921), una delle più prolifiche e interessanti personalità della musica francese della seconda metà del secolo. Se il suo nome è inevitabilmente collegato allo slancio di "nazionalismo culturale" che, dopo la sconfitta subita nella guerra franco-prussiana (1870) sfociò nella fondazione della "Société Nationale de Musique", la sua opera fu invece tutt'altro che immune da influenze e vanture provenienti da altre culture e folclori; l'orientalismo e il gusto per l'esotico, che in quegli anni stavano percorrendo sotterraneamente la cultura artistica francese, lasciarono più di una traccia nella sua opera, e la prova può essere trovata anche nelle eleganti movenze della Havanaise per violin e orchestra op.83, composta nel 1887 e che questa sera ascolteremo nella versione per violino e pianoforte. Il ritmo di danza, a cui fa riferimento il titolo, è quello di origine cubana che aveva già ispirato diversi compositori francesi, tra cui Bizet, che della Habanera aveva fatto, diversi anni prima, uno dei numeri di maggiore successo della sua Carmen. Ancora per violino e orchestra, e ancora giocato su un'eleganza, di cui i grandi violinisti di fine Ottocento sembravano conoscere il naturale e delicato segreto, è la Romence op. 28 di Gabriel Fauré (Pamiers 1845 - Parigi 1924), scritta nel 1882 e rimaneggiata nel 1901.
Di tenore più decisamente cameristico sono i restanti tre lavori che stasera potranno essere ascoltati. Composta da un Claude Debussy (St. Germainen-Laye 1862 - Parigi 1918), ormai stanco e malato, nei mesi di febbraio- marzo del 1917, la Sonate per violino e pianoforte in sol minore porta il numero tre, pur essendo la sola che il compositore abbia scritto per i due strumenti. Si tratta infatti del terzo lavoro di un gruppo di sei sonate per diversi strumenti che Debussy aveva progettato di scrivere, su insistenza dell'editore Durand, nello spirito della sonata pre-classica; il sopraggiungere della morte gli avrebbe però impedito di proseguire il suo progetto al di là di questa terza e straordinaria tappa.
Rampollo di una colta famiglia di nobili polacchi, Karol Szymanowski (Tymoszowka, Ucraina, 1882 - Losanna 1937), sperimentò nel suo trittico "greco" di composizione per violino e pianoforte, intitolato Mythes, una tecnica violinistica ardita e aggiornata; scritti tra il marzo e il giugno 1915 nei dintorni di Kiev, i tre brani che compongono l'opera trovano nei riferimenti mitoligici dei titoli più delle indicazioni di atmosfera poetica che delle vere e proprie intenzioni programmatiche.
La ricercatezza armonica e il continuo lavoro di ricamo all'acuto della scrittura violinistica, ricca di eleganti portamenti ed effetti inconsueti collocano il lavoro tra i pochi di Szymanowski che abbiano mantenuto una discreta presenza nel repertorio concertistico di oggi.
Conclude il programma una delle più preziose opere del repertorio francese nel nostro secolo dedicate a violino e pianoforte: la Sonate in sol maggiore di Maurice Ravel (Ciboure 1875 - Parigi 1937). Ultimo lavoro cameristico del compositore, la Sonate ebbe un lungo periodo di gestazione che andò dal 1922, anno dei primi schizzi, al completamento del 1927. Strutturata in tre movimenti di lunghezza decrescente, l'opera mostra apertamente nel secondo, Blues, un'influenza del contemporaneo jazz, che giunge spesso a far avvicinare il suono del violino e del pianoforte agli strumenti più consueti della musica americana, come banjo e sassofono.
Dall'esotismo folclorico e virtuosistico alla raffinatezza timbrica e compositiva, dall'elegante mitologismo al primo manifestarsi della musica che avrebbe presto monopolizzato il gusto del mondo intero: il cinquantennio che in letteratura aveva visto nascere il grande capolavoro di Proust, ha lasciato in eredità al mondo musicale del presente un patrimonio la cui ricchezza è in parte ancora da valutare nel suo reale peso.