recensioni
"SEQUENZE NELLA LUCE"
"Farfalla infreddolita-vola cercando la sua anima".
Takahama Kyoshi



Il percorso artistico di Cristina Ariagno si colloca nell'area
della ricerca astratto-informale, di un'indagine espressiva
segnata dalle luminose cadenze del colore, di una cultura che
diviene momento di un linguaggio interiore e interiorizzato.
Il discorso diviene, quindi, il segno di una personale visione
della realtà, della condizione umana, delle inquietudini e delle
intuizioni che presiedono alla definizione della composizioni,
alla sequenza delle immagini e alla misura di un dettato che
fluisce con sottile energia.
Diplomatasi in pianoforte al Conservatorio di Torino,
concertista, autrice di incisioni discografiche di opere di
Debussy e Ravel, la Ariagno è approdata alla pittura attraverso
a una straordinaria formazione e una sensibilità che le permette
di fermare sulla superficie della tela una impalpabile linea e
un colore lieve e incorporeo; di affidarsi a una libertà
d'esecuzione capace di delineare con raffinata eleganza le
riflessioni intorno alle proprie esperienze.
Frasi musicali e segni, partiture e fogli di grafica, note
sospese e immagini essenziali, rappresentano gli elementi della
attuale dimensione della pittrice, del suo essere artefice di
una stagione sempre più coinvolgente, talvolta misteriosa e
magica, sicuramente simbolo di una scrittura legata alla sottesa
energia di una trattenuta gestualità.
E proprio il gesto costituisce il mezzo per comunicare,
trasmettere, indicare l'itinerario intellettuale dell'artista in
una meditata volontà di fissare il mondo circostante.
In ogni opera della Ariagno si avverte perciò il fascino di una
elaborazione evocativa, di un pensiero sintetico, di una materia
che si stempera in ritmi poetici.
Emozioni, sensazioni, vibrazioni, concorrono a creare i dipinti
della Ariagno, mentre la forma si espande fluida nello spazio
senza limiti temporali, come una galassia provieniente da
lontani universi, da una controllata passionalità, da
impressioni oniriche che si traducono in pagine mai scontate o
ripetitive, ma frutto di una determinante simbiosi tra una
lirica progettualità e una spazialità dove "risolto lo
smarrimento dell'attimo sento che debbo porvi rimedio e allora
ricucio".
Ricuce i destini dell'umanità, sogni, concettuali itinerari, in
una sorta di limpida ed emblematica narrazione.


Angelo Mistrangelo

Torino, aprile 2007

Paolo Levi



Nel loro minimalismo concettuale, i tagli spaziali di Cristina Ariagno sono segni di fratture che vanno riferiti a una situazione esistenziale, ricomposta, se è possibile, da una cucitura di filo guidato da un grande ago. Entrano qui in gioco i valori simbolici della materia di cui il filo è fatto. Il titanio, che è materia di per sé indistruttibile, segna un evento proiettato in un infinito utopico. La corda invece, elemento vivo e deperibile per sua natura, ci riporta a una riflessione sulla caducità e sui cambiamenti evolutivi della natura e dell'esistenza. I grandi aghi sono a loro volta lo strumento creativo, guidato dalla mano e dalla mente dell'artista, capace di rinsaldare in cicatrici le ferite profonde che attraversano le stagioni dell'uomo



" Die Pianistin, Komponistin und Malerin Christina Ariagno aus Romano Canavese bei Turin ist mit einer kombinierten Rauminstallations aus Musik und Malerei vertreten.
Zentrales Element dieses Gesamtkunstwerkes ist ein Tripty-chon. Ariagno drückt in ihren Arbeiten die mit Eruptionen verbundene, gewissermassen schmerzhafte Grenzüberschreitung zwischen dem Materiellen und dem Immateriellen aus.
Der Vorstellung von der Trasformation der Seele als Schmetterling begegne wir bereits in den altägyptischen Grabmalereien und in der hellenistischen Uberlieferung."


Ariagno, musica per terra e farfalle
di Fiorella Minervino

Ad accogliere il visitatore e introdurlo in un mondo del tutto speciale, a mezza via fra pittura e musica, sono dapprima colori accesi, i rossi, verdi, blu, i gialli intensi, scanditi in tondi, rettangoli, dipinti orizzontali distribuiti in polittici significativi, se non in universi singoli isolati. Sul fondo si avverte un'armonia musicale, fra uno squarcio sulla tela, ferite, lasciate aperte o ricucite con filo di titanio solidarizzato, talora con il lungo ago che raccontaunpercorso di dolore, ricerca, superamento, mentre ali di farfalle emergono, fuoriescono, si affermano con eleganza, fragilità.

Non è per un caso che l'artista sia una donna e musicista, Cristina Ariagno, alla ricerca di ciò che abita oltre il confine, oltre il lembo della tela lasciando tracce di ciò che che trova al di qua, in terra, colori superbi, farfalle, una materia ora spessa ora pressochè trasparente dai beige ai bianchi verso le nuvole o la luce, in cerca di pace, futuro, salvezza. Sono una quarantina di opere, accompagnate da una musica di fondo composta ed eseguita dall'Ariagno stessa, create di recente dove pittura e suoni si accompagnano e compenetrano suggerendo affinità, esperienze che seguitano all'infinito e coinvolgendo in un unverso fantastico, ricco di intensità come di qualità pittorica.

Cristina Ariagno è pianista, studiosa, ricercatrice, docente di Conservatorio,con speciale attenzione e amore per il Movimento dell'Art Nouveau francese che lascia tracce pure nella pittura fra simboli e finezze. In una sala a lato, ecco l'installazione dal titolo Resurrezione dove quattro grandi tele, tre sopra un pannello nero, la quarta posata a terra, hanno di fronte un sedia per invitare il visitatore a fermarsi, riflettere sull'esistenza e forse sui lati positivi di essa, visto il titolo.

Tuttavia tante ferite, lacerazioni, ricuciture, tondi simbolisti dovemovimento e turbinio di colori e materia alludono a una tensione continua verso universi da raggiungere, sono opere di indubbio fascino e suggestione e pare davvero minima la Positività cui si accenna. Cristina Ariagno è ricolma di ansia, tesa verso mete infinite, inconquistabili, eterne, come lo erano per i Simbolisti al calare del secolo passato, così queste opere notevoli datate dal 2005 al 2006 risultanola testimonianza diunatensione che le rende così tragiche, suggestive e sofferte.


Guardate la musica e ascoltate la pittura
di Gian Andrea Lodovici

Sembrerà strano, ma nel vedere le opere pittoriche di Cristina Ariagno vengono in mente le parole del celebre coreografo George Balanchine : Guardate la musica e ascoltate la danza.
Il grande creatore che da San Pietroburgo portò a New York e in tutto il mondo il suo "stile concertante" era capace, tramite la danza, il movimento e la gestualità in musica, di far scaturire suggestioni fortissime.
E sono le stesse sensazioni che si provano di fronte ad un dipinto di Cristina Ariagno.
Pianista affermata e specializzata nella musica francese tra fine ottocento e inizio novecento, interprete di ben otto incisioni discografiche, tra cui una integrale sulla musica da camera di Debussy , una integrale di Germaine Tailleferre ( la famosa Dame des Six) e tutta l'opera pianistica di Louis Aubert, ora si presenta anche in veste di pittrice.
E' stata una decisione maturata lentamente, che ha portato l'artista a dipingere con le dita, mani e spatole, su tele soprattutto rotonde o sovrapposte, e di vario formato. Le opere sono ad olio, lavorate e ripensate, elaborate con pazienza, come una partitura, spesso con mesi di ricerca, e talvolta rifinite con tracce in foglia d'oro.
Quel che più sorprende, è che i colori, travolgenti, nelle sfumature forti o deboli, sono carichi di espressione. Quasi sembra che la materia sia il mezzo per fare uscire un suono tramite le sue dita. Solo che questa volta le dita toccano i colori, ed il "Concerto" nasce dall'insieme di tele e colori che scorrono armonicamente quando li possiamo apprezzare ad una sua mostra personale.
Una fusione totale di arte e musica dove niente è fuori posto e nulla è mal calibrato. E per quanto Cristina Ariagno affermi di non pensare ad un compositore o ad un pezzo speciale mentre dipinge, abbiamo difficoltà a credere che di fronte ad una così forte consonanza fra suono, luce e colore non vi sia alla base la sua cultura del senso ritmico, del fraseggio, della storia della musica con le sue infinite sfumature.
Anche i titoli delle opere, seguiti da brevissime frasi, per esempio, sono momenti di riflessione ed espressione : Retrovisione acquatica, Ottimismo, Materia, Purezza, Mondi futuri.
Nell'opera Dentro se stessi (Il cuore pulsa sulla pelle), sembra di essere risucchiati nel nostro essere profondo, dove il male cerca di travolgerti ma tu lo cacci via. La piccola goccia rossa che rende vivi, ti porta alla vittoria. Anche Breccia (attraverso, la luce) sembra un momento violento, ma in realtà è un altro momento positivo, di gioia e di luce.
Più semplici e immediati i "tondi " come Primavera, con i colori smaglianti che ricordano un Allegro in sol maggiore…Oppure ancora le Sovrapposizioni come Slalom, un omaggio alle Olimpiadi Invernali, alla velocità della gara, alla neve che si sfalda solcata dagli sci che corrono come automobili lasciando la scia rossa della velocità…


Dal Pentagramma alla Pittura
di Leonardo Osella

La prima cosa che Cristina Ariagno dice quando parla delle sue opere pittoriche è: "La musica qui non c'entra". Vuol dire che non c'entra direttamente, come fonte immediata di ispirazione: difatti, essendo lei soprattutto raffinata pianista, si potrebbe pensare che una pagina musicale ridesti nel suo animo sensazioni visive. Io sono convinto che in realtà questo avvenga davvero, almeno in parte, seppure a livello subconscio. Ma probabilmente è più una questione formale che sostanziale. Ossia: i suoi lavori sono giocati su alcuni elementi fondamentali tanto ben definiti quanto semplici, che sono l'àmbito circolare, la suddivisione della superficie in due parti variamente conformate, una fantasia vivacissima per quanto riguarda l'uso del colore.
Il bene e il male, il prima e il poi, il dualismo insomma è un riferimento fisso della nostra esistenza. Ed ecco sgorgare dalle dita - direttamente, con la mediazione soltanto e non sempre della spatola - di trasfigurazioni: chiazze blu che man mano diventano azzurre e poi cerulee e poi ancora grigio chiaro e bianco, in una ricerca crescente di luce; o marezzature verde chiaro che aleggiano su una superficie tenue per cangiare delicatamente in un rosa carico ma anch'esso frammentato e in un certo senso timido; o ancora l'invasione, quasi una conquista da vegetale pionieristico in ambiente ostile, del giallo abbagliante in un blu-nero che desta inquietudine, come un'infiltrazione di ottimismo in un'atmosfera negativa.
Nelle creazioni piùrecenti, poi, esplosioni policrome da un punto (o per meglio dire da una piccola area del cerchio) che si dilatano e conquistano lo spazio quasi sotto una spinta irresistibile.
Talvolta i cerchi sono due o più, parzialmente sovrapposti fra loro, in una sorta di "effetto eclisse". E non mancano abbinamenti bifronte, pitture oscillanti e girevoli che aggiungono alla dialettica espressiva l'elemento del moto. E' il mutare del tutto e di ogni singola cosa che l'artista Cristina trasmette ai nostri occhi e al nostro cuore. Come la musica d'altronde, che vive una problematica doppiezza di onde sonore in movimento e di note scritte immobilizzate dall'inchiostro delle partiture: e incredibilmente tutto ciò suscita in noi palpiti e sentimenti.
Dunque Cristina Ariagno vive una parte importante della sua esistenza elargendo messaggi colorati che ci emozionano. Ma rimango dell'idea che le sue emozioni non potrebbero diventare anche le nostre se lei non fosse innanzi tutto quella sensibile musicista che tutti conosciamo.