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"E' SOLO QUESTIONE DI TEMPO" di Guido Curto


Il progetto nasce all'inizio del 2009 con un'opera intitolata E' solo questione di tempo. Da allora prende il via una lunga ricerca e una trasformazione nell' uso della materia, vista anche come risposta estetica alla nozione del tempo.

Cristina Ariagno, forte del precedente ciclo Seasons, dedicato alle riflessioni dell'uomo e del suo divenire, conduce la sua indagine non solo sotto il profilo concettuale, ma anche dal punto di vista tecnico, con la costruzione di installazioni.

E' solo questione di tempo, risulta quindi un progetto globale, dove l'opera ambientale si caratterizza dall'uso di tecniche apparentemente distanti ma sapientemente integrate quali la calcografia e la scultura in titanio. Acciaio, legno, vetro, fili in seta, fili elettrici, lana di roccia, carta, foglie, sono solo alcune delle materie usate. Tutte le opere sono titolate con l'ora nella quale l'opera stessa viene terminata concettualmente, per esempio 19:25 o 8:47.

Percepito nella sua doppia natura di Kronos (tempo logico e sequenziale) e Kairos (tempo psicologico), il tempo pone l'uomo di fronte alla necessità di sviluppare un approccio che consenta di acquisire gli elementi fondamentali per una consapevole gestione dei propri tempi esistenziali, e mentre Kronos è un tempo scandito e misurabile (così come le opere esposte, create in un preciso momento), Kairos è un periodo di tempo indeterminato nel quale "qualcosa" di speciale accade. E' il tempo qualitativo della natura nel corso del quale l'artista ha immaginato l'opera, l'ha realizzata e l'ha donata agli osservatori, che a loro volta, percepiscono davanti all'opera, un momento indeterminato ed indefinito in cui accade qualcosa di speciale.


"QUASI PAESAGGI " - Guido Curto



Il quadro sembra rovesciato. Sotto c'è la tela bianca risparmiata dal colore, sopra il colore dipinto con stile astratto-informale in vivide campiture quasi monocromatiche, se non fosse che la grumosa densità del pigmento ad olio assume tonalità e timbri diversi a seconda della maggiore o minore densità della stesura. Stesura che, a ben guardare, non è eseguita col pennello, bensì con le mani, con dita e polpastrelli, che lasciano tracce evidenti.
Già perché queste tele possono essere osservate da distanze diverse. Da lontano, in certi casi, esse ci appaiono come vedute di paesaggi stilizzati, connotati da vasti cieli blu o da rossastre nuvole che si librano sopra le immacolate vette di montagne innevate o di candidi ghiacciai. Osservando l'opera più da vicino, invece, prevale la cifra astratta-informale, radicalmente antifigurativa, evidenziata da tagli nella tela
.
Lacerazioni cucite, o suturate, in modo singolare con fili sottilissimi di luminescente titanio. E il metallo è teso, inarcato come una molla e sembra trattenere una forte tensione latente: lo spasmo lacerante della tela ferita; quasi a voler ostentare la volontà pervicace di andare oltre la pittura, oltre la figurazione, oltre la bidimensionalità, riprendendo la ricerca tipica dello Spazialismo, e tuttavia portando quel corpo estraneo in evidenza sulla superficie del quadro, in una sorta di bassorilievo che diventa segno tangibile, tagliente. Un segno metallico che potrebbe essere di pura grafite e che invece è oggettuale, tridimensionale, ma per questa ragione anche neo-minimalista e post-concettuale.
Il fatto che l'autrice sia una pianista affermata, ci porterebbe a istituire rapporti e raffronti con la musica classica, ma sarebbe forzoso e addirittura fuorviante farlo. In queste nuove opere, Cristina Ariagno porta avanti una ricerca che ha ben poco a che spartire con l'armonia musicale; semmai c'è la volontà di scrivere composizioni asemantiche nell'ambito di una poetica assimilabile, un po' forzosamente, a certa musica atonale. Ma non è questo il punto, perchè nei suoi dipinti prevale, semmai, la passione ostinata di essere pittrice al di là della musica, e un percorso di lavoro ancora in fieri, ma in parte già avviato la porta a trovare nella Natura soffusi spunti e riferimenti iconologici, prima negati o rimossi, e oggi, forse, desiderati.


"SEQUENZE NELLA LUCE"
"Farfalla infreddolita-vola cercando la sua anima".
Takahama Kyoshi



Il percorso artistico di Cristina Ariagno si colloca nell'area
della ricerca astratto-informale, di un'indagine espressiva
segnata dalle luminose cadenze del colore, di una cultura che
diviene momento di un linguaggio interiore e interiorizzato.
Il discorso diviene, quindi, il segno di una personale visione
della realtà, della condizione umana, delle inquietudini e delle
intuizioni che presiedono alla definizione della composizioni,
alla sequenza delle immagini e alla misura di un dettato che
fluisce con sottile energia.
Diplomatasi in pianoforte al Conservatorio di Torino,
concertista, autrice di incisioni discografiche di opere di
Debussy e Ravel, la Ariagno è approdata alla pittura attraverso
a una straordinaria formazione e una sensibilità che le permette
di fermare sulla superficie della tela una impalpabile linea e
un colore lieve e incorporeo; di affidarsi a una libertà
d'esecuzione capace di delineare con raffinata eleganza le
riflessioni intorno alle proprie esperienze.
Frasi musicali e segni, partiture e fogli di grafica, note
sospese e immagini essenziali, rappresentano gli elementi della
attuale dimensione della pittrice, del suo essere artefice di
una stagione sempre più coinvolgente, talvolta misteriosa e
magica, sicuramente simbolo di una scrittura legata alla sottesa
energia di una trattenuta gestualità.
E proprio il gesto costituisce il mezzo per comunicare,
trasmettere, indicare l'itinerario intellettuale dell'artista in
una meditata volontà di fissare il mondo circostante.
In ogni opera della Ariagno si avverte perciò il fascino di una
elaborazione evocativa, di un pensiero sintetico, di una materia
che si stempera in ritmi poetici.
Emozioni, sensazioni, vibrazioni, concorrono a creare i dipinti
della Ariagno, mentre la forma si espande fluida nello spazio
senza limiti temporali, come una galassia provieniente da
lontani universi, da una controllata passionalità, da
impressioni oniriche che si traducono in pagine mai scontate o
ripetitive, ma frutto di una determinante simbiosi tra una
lirica progettualità e una spazialità dove "risolto lo
smarrimento dell'attimo sento che debbo porvi rimedio e allora
ricucio".
Ricuce i destini dell'umanità, sogni, concettuali itinerari, in
una sorta di limpida ed emblematica narrazione.


Angelo Mistrangelo

Torino, aprile 2007

Paolo Levi



Nel loro minimalismo concettuale, i tagli spaziali di Cristina Ariagno sono segni di fratture che vanno riferiti a una situazione esistenziale, ricomposta, se è possibile, da una cucitura di filo guidato da un grande ago. Entrano qui in gioco i valori simbolici della materia di cui il filo è fatto. Il titanio, che è materia di per sé indistruttibile, segna un evento proiettato in un infinito utopico. La corda invece, elemento vivo e deperibile per sua natura, ci riporta a una riflessione sulla caducità e sui cambiamenti evolutivi della natura e dell'esistenza. I grandi aghi sono a loro volta lo strumento creativo, guidato dalla mano e dalla mente dell'artista, capace di rinsaldare in cicatrici le ferite profonde che attraversano le stagioni dell'uomo



" Die Pianistin, Komponistin und Malerin Christina Ariagno aus Romano Canavese bei Turin ist mit einer kombinierten Rauminstallations aus Musik und Malerei vertreten.
Zentrales Element dieses Gesamtkunstwerkes ist ein Tripty-chon. Ariagno drückt in ihren Arbeiten die mit Eruptionen verbundene, gewissermassen schmerzhafte Grenzüberschreitung zwischen dem Materiellen und dem Immateriellen aus.
Der Vorstellung von der Trasformation der Seele als Schmetterling begegne wir bereits in den altägyptischen Grabmalereien und in der hellenistischen Uberlieferung."


Ariagno, musica per terra e farfalle
- Fiorella Minervino

Ad accogliere il visitatore e introdurlo in un mondo del tutto speciale, a mezza via fra pittura e musica, sono dapprima colori accesi, i rossi, verdi, blu, i gialli intensi, scanditi in tondi, rettangoli, dipinti orizzontali distribuiti in polittici significativi, se non in universi singoli isolati. Sul fondo si avverte un'armonia musicale, fra uno squarcio sulla tela, ferite, lasciate aperte o ricucite con filo di titanio solidarizzato, talora con il lungo ago che raccontaunpercorso di dolore, ricerca, superamento, mentre ali di farfalle emergono, fuoriescono, si affermano con eleganza, fragilità.

Non è per un caso che l'artista sia una donna e musicista, Cristina Ariagno, alla ricerca di ciò che abita oltre il confine, oltre il lembo della tela lasciando tracce di ciò che che trova al di qua, in terra, colori superbi, farfalle, una materia ora spessa ora pressochè trasparente dai beige ai bianchi verso le nuvole o la luce, in cerca di pace, futuro, salvezza. Sono una quarantina di opere, accompagnate da una musica di fondo composta ed eseguita dall'Ariagno stessa, create di recente dove pittura e suoni si accompagnano e compenetrano suggerendo affinità, esperienze che seguitano all'infinito e coinvolgendo in un unverso fantastico, ricco di intensità come di qualità pittorica.

Cristina Ariagno è pianista, studiosa, ricercatrice, docente di Conservatorio,con speciale attenzione e amore per il Movimento dell'Art Nouveau francese che lascia tracce pure nella pittura fra simboli e finezze. In una sala a lato, ecco l'installazione dal titolo Resurrezione dove quattro grandi tele, tre sopra un pannello nero, la quarta posata a terra, hanno di fronte un sedia per invitare il visitatore a fermarsi, riflettere sull'esistenza e forse sui lati positivi di essa, visto il titolo.

Tuttavia tante ferite, lacerazioni, ricuciture, tondi simbolisti dovemovimento e turbinio di colori e materia alludono a una tensione continua verso universi da raggiungere, sono opere di indubbio fascino e suggestione e pare davvero minima la Positività cui si accenna. Cristina Ariagno è ricolma di ansia, tesa verso mete infinite, inconquistabili, eterne, come lo erano per i Simbolisti al calare del secolo passato, così queste opere notevoli datate dal 2005 al 2006 risultanola testimonianza diunatensione che le rende così tragiche, suggestive e sofferte.


Cristina Ariagno The best profile
"... Colours are laid down with hands and fingers, which brush against the surface with sensuality, leaving some parts of colour more intense and some others very delicate, shaded off and transparent. Then the engraving, the cut, the penetration of a mysterious world; the will to open a passage beyond the unknown so as to let light get into darkness, in order to reveal secrets, to answer questions and meet wishes of humanity. A hurting wound for those who receive and cause it, exhibited as a mimesis of reality to represent the fragility of existence, the uncertainty of future, the fear of the unknown, on the delicate contour og the wings of a butterfly, that the artist would like to let take flight and fly away. ..."



"STEMPERANDO"
- Giovanna Barbero

It is generally called paper, but in Cristina Ariagno's hands it reconquers its previous soul, its energy and becomes again Nature giving off life. The artistic contact is an immersion; it determines a real symbiosis between the artist and the material, where the exchange of sensations, emotions, fulfilments and pains takes place. From this relationship are banned all the superflous go-betweens, such as brushes and palette knife. Colours are laid down with hands and fingers, which brush against the serface with sensuality, leaving some parts of colour more intense and some others very delicate, shaded off tion of a mysterious world; the wil to open a passage beyond the unknown so as to let light get into darkness, in order to reveal secrets, to answer questions and meet wishes of humanity. A hurting wound for those who receive and cause it, axhibited as a mimesis of reality to represent the fragility of existence, the uncertainty of future, the fear of the unknown, on the delicate contour of the wings of a butterfly, that the artist would like to let take flight and fly away. So she moulds paper -still wet with tempera- with sculptural plasticity, and tortures it; she looks for ways out, a movement, a vibration, a silent singing; the music created by the motion for the presure wave is imperceptible, though sweet and harmonious. The solution is the new seam, a re-soldering to the origins, a revealing of dark, in order that the incalculable unknown of the time value is deactivated. On monochromes, shapes-illusory-are obtained bymeans of tone variations, but above all by means of the cut opening on a black sheet and of the thread used to sew it again; the big needle is both a weapon and a repairing element. Facilitating the optical effect of a view in negative of the work, the contour of the wings of the butterfly becomes anthropomorphic.