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| reviews |
| "QUASI
PAESAGGI " -
Guido Curto |
Il quadro sembra rovesciato. Sotto c'è la tela bianca risparmiata dal
colore, sopra il colore dipinto con stile astratto-informale in vivide campiture
quasi monocromatiche, se non fosse che la grumosa densità del pigmento
ad olio assume tonalità e timbri diversi a seconda della maggiore o minore
densità della stesura. Stesura che, a ben guardare, non è eseguita
col pennello, bensì con le mani, con dita e polpastrelli, che lasciano
tracce evidenti. Già perché queste tele possono essere osservate
da distanze diverse. Da lontano, in certi casi, esse ci appaiono come vedute di
paesaggi stilizzati, connotati da vasti cieli blu o da rossastre nuvole che si
librano sopra le immacolate vette di montagne innevate o di candidi ghiacciai.
Osservando l'opera più da vicino, invece, prevale la cifra astratta-informale,
radicalmente antifigurativa, evidenziata da tagli nella tela. Lacerazioni
cucite, o suturate, in modo singolare con fili sottilissimi di luminescente titanio.
E il metallo è teso, inarcato come una molla e sembra trattenere una forte
tensione latente: lo spasmo lacerante della tela ferita; quasi a voler ostentare
la volontà pervicace di andare oltre la pittura, oltre la figurazione,
oltre la bidimensionalità, riprendendo la ricerca tipica dello Spazialismo,
e tuttavia portando quel corpo estraneo in evidenza sulla superficie del quadro,
in una sorta di bassorilievo che diventa segno tangibile, tagliente. Un segno
metallico che potrebbe essere di pura grafite e che invece è oggettuale,
tridimensionale, ma per questa ragione anche neo-minimalista e post-concettuale.
Il fatto che l'autrice sia una pianista affermata, ci porterebbe a istituire
rapporti e raffronti con la musica classica, ma sarebbe forzoso e addirittura
fuorviante farlo. In queste nuove opere, Cristina Ariagno porta avanti una ricerca
che ha ben poco a che spartire con l'armonia musicale; semmai c'è la volontà
di scrivere composizioni asemantiche nell'ambito di una poetica assimilabile,
un po' forzosamente, a certa musica atonale. Ma non è questo il punto,
perchè nei suoi dipinti prevale, semmai, la passione ostinata di essere
pittrice al di là della musica, e un percorso di lavoro ancora in fieri,
ma in parte già avviato la porta a trovare nella Natura soffusi spunti
e riferimenti iconologici, prima negati o rimossi, e oggi, forse, desiderati.
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"SEQUENZE
NELLA LUCE" "Farfalla
infreddolita-vola cercando la sua anima". Takahama Kyoshi |
Il percorso artistico di Cristina Ariagno si colloca nell'area della
ricerca astratto-informale, di un'indagine espressiva segnata
dalle luminose cadenze del colore, di una cultura che diviene
momento di un linguaggio interiore e interiorizzato. Il
discorso diviene, quindi, il segno di una personale visione della
realtà, della condizione umana, delle inquietudini e delle intuizioni
che presiedono alla definizione della composizioni, alla
sequenza delle immagini e alla misura di un dettato che fluisce
con sottile energia. Diplomatasi
in pianoforte al Conservatorio di Torino, concertista,
autrice di incisioni discografiche di opere di Debussy
e Ravel, la Ariagno è approdata alla pittura attraverso a
una straordinaria formazione e una sensibilità che le permette di
fermare sulla superficie della tela una impalpabile linea e un
colore lieve e incorporeo; di affidarsi a una libertà d'esecuzione
capace di delineare con raffinata eleganza le riflessioni
intorno alle proprie esperienze. Frasi
musicali e segni, partiture e fogli di grafica, note sospese
e immagini essenziali, rappresentano gli elementi della attuale
dimensione della pittrice, del suo essere artefice di una
stagione sempre più coinvolgente, talvolta misteriosa e magica,
sicuramente simbolo di una scrittura legata alla sottesa energia
di una trattenuta gestualità. E
proprio il gesto costituisce il mezzo per comunicare, trasmettere,
indicare l'itinerario intellettuale dell'artista in una
meditata volontà di fissare il mondo circostante. In
ogni opera della Ariagno si avverte perciò il fascino di una elaborazione
evocativa, di un pensiero sintetico, di una materia che
si stempera in ritmi poetici. Emozioni,
sensazioni, vibrazioni, concorrono a creare i dipinti della
Ariagno, mentre la forma si espande fluida nello spazio senza
limiti temporali, come una galassia provieniente da lontani
universi, da una controllata passionalità, da impressioni
oniriche che si traducono in pagine mai scontate o ripetitive,
ma frutto di una determinante simbiosi tra una lirica
progettualità e una spazialità dove "risolto lo smarrimento
dell'attimo sento che debbo porvi rimedio e allora ricucio". Ricuce
i destini dell'umanità, sogni, concettuali itinerari, in una
sorta di limpida ed emblematica narrazione.
Angelo
Mistrangelo
Torino,
aprile 2007
| | Paolo
Levi |
Nel loro minimalismo concettuale, i tagli spaziali di Cristina Ariagno sono
segni di fratture che vanno riferiti a una situazione esistenziale, ricomposta,
se è possibile, da una cucitura di filo guidato da un grande ago. Entrano
qui in gioco i valori simbolici della materia di cui il filo è fatto. Il
titanio, che è materia di per sé indistruttibile, segna un evento
proiettato in un infinito utopico. La corda invece, elemento vivo e deperibile
per sua natura, ci riporta a una riflessione sulla caducità e sui cambiamenti
evolutivi della natura e dell'esistenza. I grandi aghi sono a loro volta lo strumento
creativo, guidato dalla mano e dalla mente dell'artista, capace di rinsaldare
in cicatrici le ferite profonde che attraversano le stagioni dell'uomo
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" Die Pianistin, Komponistin und Malerin Christina Ariagno aus Romano
Canavese bei Turin ist mit einer kombinierten Rauminstallations aus Musik und
Malerei vertreten. Zentrales Element dieses Gesamtkunstwerkes ist ein Tripty-chon.
Ariagno drückt in ihren Arbeiten die mit Eruptionen verbundene, gewissermassen
schmerzhafte Grenzüberschreitung zwischen dem Materiellen und dem Immateriellen
aus. Der Vorstellung von der Trasformation der Seele als Schmetterling begegne
wir bereits in den altägyptischen Grabmalereien und in der hellenistischen
Uberlieferung."
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Ariagno, musica per terra e farfalle
- Fiorella Minervino |
Ad accogliere il visitatore e introdurlo in un mondo del tutto speciale, a mezza
via fra pittura e musica, sono dapprima colori accesi, i rossi, verdi, blu, i
gialli intensi, scanditi in tondi, rettangoli, dipinti orizzontali distribuiti
in polittici significativi, se non in universi singoli isolati. Sul fondo si avverte
un'armonia musicale, fra uno squarcio sulla tela, ferite, lasciate aperte o ricucite
con filo di titanio solidarizzato, talora con il lungo ago che raccontaunpercorso
di dolore, ricerca, superamento, mentre ali di farfalle emergono, fuoriescono,
si affermano con eleganza, fragilità. Non
è per un caso che l'artista sia una donna e musicista, Cristina Ariagno,
alla ricerca di ciò che abita oltre il confine, oltre il lembo della tela
lasciando tracce di ciò che che trova al di qua, in terra, colori superbi,
farfalle, una materia ora spessa ora pressochè trasparente dai beige ai
bianchi verso le nuvole o la luce, in cerca di pace, futuro, salvezza. Sono una
quarantina di opere, accompagnate da una musica di fondo composta ed eseguita
dall'Ariagno stessa, create di recente dove pittura e suoni si accompagnano e
compenetrano suggerendo affinità, esperienze che seguitano all'infinito
e coinvolgendo in un unverso fantastico, ricco di intensità come di qualità
pittorica. Cristina
Ariagno è pianista, studiosa, ricercatrice, docente di Conservatorio,con
speciale attenzione e amore per il Movimento dell'Art Nouveau francese che lascia
tracce pure nella pittura fra simboli e finezze. In una sala a lato, ecco l'installazione
dal titolo Resurrezione dove quattro grandi tele, tre sopra un pannello nero,
la quarta posata a terra, hanno di fronte un sedia per invitare il visitatore
a fermarsi, riflettere sull'esistenza e forse sui lati positivi di essa, visto
il titolo. Tuttavia
tante ferite, lacerazioni, ricuciture, tondi simbolisti dovemovimento e turbinio
di colori e materia alludono a una tensione continua verso universi da raggiungere,
sono opere di indubbio fascino e suggestione e pare davvero minima la Positività
cui si accenna. Cristina Ariagno è ricolma di ansia, tesa verso mete infinite,
inconquistabili, eterne, come lo erano per i Simbolisti al calare del secolo passato,
così queste opere notevoli datate dal 2005 al 2006 risultanola testimonianza
diunatensione che le rende così tragiche, suggestive e sofferte.
| Cristina
Ariagno The best profile
| | "...
Colours are laid down with hands and fingers, which brush against the surface
with sensuality, leaving some parts of colour more intense and some others very
delicate, shaded off and transparent. Then the engraving, the cut, the penetration
of a mysterious world; the will to open a passage beyond the unknown so as to
let light get into darkness, in order to reveal secrets, to answer questions and
meet wishes of humanity. A hurting wound for those who receive and cause it, exhibited
as a mimesis of reality to represent the fragility of existence, the uncertainty
of future, the fear of the unknown, on the delicate contour og the wings of a
butterfly, that the artist would like to let take flight and fly away. ..."
| "STEMPERANDO"
- Giovanna Barbero
| | It
is generally called paper, but in Cristina Ariagno's hands it reconquers its previous
soul, its energy and becomes again Nature giving off life. The artistic contact
is an immersion; it determines a real symbiosis between the artist and the material,
where the exchange of sensations, emotions, fulfilments and pains takes place.
From this relationship are banned all the superflous go-betweens, such as brushes
and palette knife. Colours are laid down with hands and fingers, which brush against
the serface with sensuality, leaving some parts of colour more intense and some
others very delicate, shaded off tion of a mysterious world; the wil to open a
passage beyond the unknown so as to let light get into darkness, in order to reveal
secrets, to answer questions and meet wishes of humanity. A hurting wound for
those who receive and cause it, axhibited as a mimesis of reality to represent
the fragility of existence, the uncertainty of future, the fear of the unknown,
on the delicate contour of the wings of a butterfly, that the artist would like
to let take flight and fly away. So she moulds paper -still wet with tempera-
with sculptural plasticity, and tortures it; she looks for ways out, a movement,
a vibration, a silent singing; the music created by the motion for the presure
wave is imperceptible, though sweet and harmonious. The solution is the new seam,
a re-soldering to the origins, a revealing of dark, in order that the incalculable
unknown of the time value is deactivated. On monochromes, shapes-illusory-are
obtained bymeans of tone variations, but above all by means of the cut opening
on a black sheet and of the thread used to sew it again; the big needle is both
a weapon and a repairing element. Facilitating the optical effect of a view in
negative of the work, the contour of the wings of the butterfly becomes anthropomorphic. |
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