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I
privilegi della bellezza esistono. Essa agisce anche su coloro che non la constatano
(J. Cocteau)
Esiste
una corrispondenza inquietante nascosta tra le pagine de I ragazzi terribili di
Jean Cocteau: allinizio il giovane Paul è ferito gravemente durante
una battaglia a palle di neve da un altro ragazzo, Dargelos; nella palla di neve
di questi si trovava, infatti, una grossa pietra che colpisce in pieno petto Paul,
facendolo cadere a terra completamente privo di sensi. Perde molto sangue e rischia
la vita ma, al momento di denunciare Dargelos, preferisce affermare che la palla
di neve era non nascondeva nulla; egli prova infatti una morbosa ammirazione per
Dargelos. Saltiamo poco più di cento pagine per arrivare alla fine
del romanzo, e ritroviamo Paul che dopo infinite pene damore, litigi con
la sorella tra i due intercorre un rapporto che sfiora lincesto
si suicida con una palla di droga regalatagli dallo stesso Dargelos.
Molti studiosi hanno interpretato, forse giustamente, la relazione che intercorre
tra la boule de neige e la boule dopium che uccide il ragazzo; una vistosa
simmetria agisce in tutto il romanzo, di una perfetta corrispondenza matematica
che mantiene però i canoni classici formali ed estetici, senza arrivare
agli ammirevoli eccessi di una scrittura matematica quale è
quella di Raymond Roussel. Corrispondenze matematiche, ma che non sono per
questo meno inquietanti, agiscono in tutta lopera poetica di Cocteau. Egli
fu sempre consapevole di questo: corrispondenze derivate spesso da episodi biografici
che il poeta non aveva il timore di esporre al pubblico, mostrando quindi se stesso,
la propria anima nuda, al pubblico e alla critica. Come lautoritratto di
Egon Schiele nelle vesti di San Sebastiano, stampato sul manifesto della prima
esposizione si quadri del pittore, questi si rappresenta trafitto da frecce talmente
spesse e pesanti che paiono orribili lance, che descritte dal tipico tratto duro
e nervoso di Schiele danno lidea della violenza con la quale sono scagliate
contro lartista Cocteau espone se stesso a teatro, al cinema, nei
suoi libri e nelle sue poesie senza il timore dei giudizi che, come le frecce
di Schiele, arriveranno taglienti e diffamatorie.
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Jean
Cocteau | |
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Protagonista
della Parigi degli anni Dieci e Venti, Jean Cocteau incarnò il tipico esempio
di spirito frivolo, mondano e dandy che la società di quel periodo
non riuscì mai ad avere. Intimo amico di Picasso, Modigliani, Jacob, Proust
e Man Ray, fu pure attivo frequentatore dei salotti aristocratici e borghesi della
più alta classe e raffinatezza sociale, imperversando nella bohéme
come dai visconti di Noailles con i suoi poemi ed i suoi spettacoli che sebbero
a definire surrealisti nonostante la forte inimicizia con André Breton,
ed anche dadaisti, nonostante lo stesso Cocteau, dopo un breve periodo di simpatia
motivata più che altro dallinteresse che provava per tutto ciò
che era novità, definì il gruppo dada come Il club suicidio.
Cocteau fu artista delle avanguardia senza mai appartenere effettivamente
a nessuna di esse. Egli ne ammirava forse il pensiero, ma non si metteva sotto
la scuola di nessuno, continuando ad ostentare un distacco da certe teorie, senza
però, apparentemente, disprezzarne la forma. Una chiara consapevolezza
di sé e del proprio prodotto artistico, dunque; cosa rara per la verità,
nientaffatto comune tra gli artisti moderni come si vuol far credere. Più
spesso sono i critici ad inventare strabilianti teorie su lavori che non significano
nulla (un atto di wildeiana memoria), che non gli artisti stessi ad interpretare
la propria opera; sullargomento Cocteau si espresse chiaramente quando affermò
che un artista non potrà mai parlare della propria arte così
come una pianta non potrà mai parlare di orticultura. E certo aveva
ragione.
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Nonostante
ciò, fu subito preso in grande considerazione dallalta società
in qualità di poeta, ruolo che non mise molto a trasformarsi in quello
di giullare di corte ed il giovane Cocteau pensò bene allora di
gettare il frac alle ortiche. Ma in fondo è questo il destino
di chi esiste nellambivalenza di vivere per se stesso e contemporaneamente
per gli altri: nonostante si sia gli unici smascherati in un mondo di maschere,
si finisce per essere presi per gli unici con una maschera e, si sa, luomo
mascherato a corte non ha che un solo ruolo: il buffone. Wilde prima di lui ne
fece le spese, accorgendosi di ciò che capita alla corte quando la si prende
in giro troppo chiaramente: si stanca e si vendica. Per fortuna Cocteau se ne
accorse prima di essere punito severamente. Privo di maschera, il poeta si
delizia allora nellindossarne molte, differenti e a suo piacimento, oltre
che a suo rischio e pericolo; egli sa che non esiste realtà né oggettività,
e che anche la soggettività è facilmente disgregabile da quella
posizione di letale consapevolezza di chi non ha più false illusioni; ma,
anziché portarsi verso la morte (come a parer suo Dada faceva consapevolmente),
Cocteau reagisce ad essa, risuscitando il Poeta, quella maschera millenaria che,
nonostante tutte le trasformazione che è andata subendo nel corso dei secoli,
non ha cambiato la sua vera essenza: esprimere soltanto se stessi attraverso le
arti, con una concezione della poesia piuttosto antiromantica e personale.
La gente separa il mistero e la realtà. Ora, la realtà è
il mistero (la realtà non esiste). Le persone che lo sanno, o sono poeti
o sono in grado di capire i poeti. Tutto il resto è estetismo. Un
paradosso dunque, poiché se la realtà non esiste, non vi è
nulla da esprimere, se non la scorza di essa, vale a dire lapparente mistero
che essa comunica alla soggettività di questo poeta che non vuole frantumarsi
nelle filosofie moderne nichiliste, tra uno Zarathustra e una Nausea impellente.
Cocteau reagisce a questa morte con una spigliata allegria, uno scherzo
perenne, se gli stati danimo fossero classificabili come lo sono in musica.
Questo scherzo è, ahimè, la sua ennesima maschera, atta
a celare una profonda malinconia che con il passare degli anni si farà
sempre più pronunciata. Ma per ora Cocteau è giovane, allegro,
mondano e ricco: come mettere a frutto tutto ciò? Come sfruttare passioni
e teorie in una miriade di eclatanti gesti? Il Gesto che è, per ogni dandy,
ciò che regola la vita e ciò che dovrebbe regolare larte.
Cocteau pare non perdere tempo in questo; fin da giovanissimo legge le sue poesie
ai frequentatori del salotto ultramondano della madre, entrando così in
contatto con André Gide, e una miriade di attori e sceneggiatori che lo
faranno entrare direttamente nel mondo del teatro, e più in particolare,
del balletto. Fu grazie al re del balletto, limpresario Sergeij Diaghilev
che Cocteau mise piede per la prima volta nella compagnia dei Balletti Russi che
in quegli anni imperversavano a Parigi, suscitando le ammirazioni delle falene
del passato quale era Marcel Proust come agli allievi della prima modernità,
quale era Drieu la Rochelle. Cocteau si colloca in mezzo: non è mai stato
completamente moderno (mai si permise una trasgressione della forma, ma solo un
rivoluzionamento della forma, il che è molto diverso), ma neanche completamente
attaccato al classico. Le sue prime collaborazioni musicali gli furono fornite
in modo eccellente dallamico Igor Stravinky, il quale mise in musica, tra
le altre, Oedipus-Rex, che a causa però di incomprensioni tra il compositore
ed il poeta, finì per venire rappresentata per la prima volta solo nel
1952. Fu nel 1917 che Cocteau divenne amico di Eric Satie, anziano compositore
musicalmente però assai giovane, creatore di armonie semplici ed affascinanti,
col quale mise in scena una delle sue più grandi opere: Parade, sorta di
balletto surreal-futurista, con costumi e scenografie di Picasso. Per la
realizzazione di Parade Cocteau riuscì a tirare nel progetto pure Apollinaire,
autore dei testi, reduce dal fronte e ferito alla testa da una scheggia di granata,
ed insieme convinsero Diaghilev a produrlo. Fu preparato a Roma, sotto lamichevole
sorveglianza dei futuristi italiani; Cocteau ricorda così nel suo Diario
il soggiorno romano: Creammo Parade in una cantina di Roma, dove la compagnia
provava, camminammo al chiaro di luna con i ballerini, visitammo Napoli e Pompei.
Conoscemmo i futuristi dallo spirito gaio. Cocteau disegna poi i profili
dei personaggi che avrebbero popolato la scena: cè il prestigiatore
cinese che estrae un uovo dal suo codino, lo mangia, lo ritrova sulla punta
delle scarpe, sputa fuoco, si brucia, calpesta le scintille. Cè
la ragazza americana che fa una gara di corsa, va in bicicletta, trema come
le immagini dei primi film, imita Chaplin, insegue un ladro con un revolver, tira
di boxe, balla al ritmo del ragtime, va a dormire, fa naufragio, si rotola sullerba
un mattino daprile. Non cè una trama ma solo una serie
di pantomime, tipiche dello spirito di Cocteau. Potete immaginare la reazione
del pubblico del Teatro di Chatelet di Parigi, il giorno del debutto il 17 maggio
1917: il pubblico inferocito reclama le teste degli autori e degli attori, tenta
di bruciare il sipario disegnato da Picasso; dovette apparire allora Apollinaire,
benda in testa e Croix de Guerre sul petto a rassicurare gli spettatori assicurando
che non era unesercitazione antipatriottica. In un certo senso, questo
è il primo contatto ravvicinato di Cocteau con il musicista Eric Satie,
il quale divenne poi maestro ispiratore del gruppo denominato dei "Six",
vale a dire dei Sei. Questi compositori - Darius Milhaud, Georges Auric, Francis
Poulenc, Arthur Honegger, Germaine Tailleferre, Louis Durey - in contrasto col
crescente interesse per la dodecafonia di Schoenberg e sviluppata dai suoi fedeli
adepti Berg e Webern, iniziarono a professare un ritorno alla musica impressionista,
ispirati inizialmente dalle composizioni di Debussy, Ravel, Ibert. In realtà
molte esperienze artistiche moderne dellepoca, e soprattutto in Francia,
si fecero portavoci ufficiali del dissenso alla musica espressionista tedesca:
nel campo del cinematografo, ad esempio, altri sei artisti costituirono il gruppo
detto degli Impressionisti francesi; tale gruppo era formato da giovani registi
interessati, al pari dei Six, a riportare il cinema ai suoi caratteri di eleganza
e raffinatezza che dovevano renderlo gradevole e non mera espressione di capacità
tecniche e intellettuali. Il giovane regista ed esteta Marcel LHerbier realizzò
in collaborazione con Darius Milhaud - il quale ne scrisse le musiche finora ritenute
disperse ma ritrovate qualche anno fa in Francia - il suo capolavoro cinematografico:
LInhumaine, compendio delle avanguardie francesi del periodo (si ritrovano
nelle scenografie e nei costumi evidenti accenni allArt Decò, al
Liberty e al futurismo, i costumi sono di Georges Lepape e le scenografie, trai
più famosi, Alberto Cavalcanti e Fernand Léger), come anche del
passato. E bisogna ammettere che le musiche di Milhaud unite a questa pellicola
si completano in ogni forma, avvicinandosi a quellOpera dArte Totale
già cara ai secessionisti viennesi. Effettivamente Milhaud è
il più originale compositore dei Six, capace di innovazione formali al
di là di quelle attuate dai suoi compagni. Egli, dopo un viaggio in Brasile
rimase affascinato dalle danze di quel paese, e forti accenni a quella musica
si ritrovano un po in tutta la sua opera, per iniziare da Le boeuf sur le
toit, il mimodramma scritto da Cocteau e presentato in occasione della vernice
del locale omonimo parigino, che, essendo stato fondato, tra gli altri, dallo
stesso Cocteau, divenne ben presto il bar-ristorante più esclusivo della
città, ricettacolo di opere di Picabia e dellimmancabile Picasso,
frequentato dai dadaisti e da tutti i pittori e poeti di Montparnasse. Allinaugurazione
del locale viene appeso ad una parete un quadro di Picabia (LOeil cacodylate)
che ognuno dei presenti completa a suo piacimento con scritte e autografi: Cocteau
appunta una propria fotografia in abito bianco con la scritta Corona di
malinconia, Milhaud scrive Mi chiamo dada dal 1892, Tristan
Tzara, fondatore del movimento dada, scrive Lo trovo MOLTO, Georges
Auric invece scrive Non ho niente da dirvi, Francis Poulenc Mi
piace linsalata
Intervengono pure Brancusi, Marie Laurencin,
Jean Hugo, Coco Chanel, Diaghilev, Pierre Brasseur e Raymond Radiguet, amante
di Cocteau, tutti quanti rigorosamente in abito da sera. I celebri jazzisti
Wiener e Doucet sono al piano (sostituiti occasionalmente da Cocteau), Williams
alla batteria. Per il sopracitato mimodramma Milhaud coinvolge venticinque
musicisti, spiega loro che cosè la musica brasiliana, e inizia le
prove, dirette da Golschmann. Le scene sono preparate da Raoul Dufy, e la sceneggiatura,
ovviamente, è di Jean Cocteau: Le boeuf sur le toit è ambientato
durante il proibizionismo in America; in un bar incontriamo dei personaggi tipici:
un nano, un negro, un boxeur, una donna elegante, una donna russa, ed altri ancora.
Il barman distribuisce cocktails. Ma arriva un poliziotto ed il bar si trasforma
in una latteria, gli avventori assumono un aspetto bucolico e fingono di bere
latte al suono di una pastorale. Il barman aziona il congegno che mette in moto
il ventilatore che decapita il poliziotto; allora la donna russa fa una danza
con la testa del poliziotto imitando la Salomè; i personaggi abbandonano
la sala ed il barman presenta un lungo conto da pagare al poliziotto resuscitato.
La realizzazione fu superba. Erano stati ingaggiati i famosi Fratellini,
i grandi clown del secolo, al circo Mediano. Le maschere di Fauconnet, e di suoi
costumi, avevano qualcosa di irreale. La stessa sera vi erano in programma
i Trois petites pièces Montées di Satie, Adieu New York, famoso
fox-trot di Auric, e la Cocardes di Poulenc. Era il 1920. Ma lincontro
di Cocteu con il gruppo dei Sei risale già al 1918, con la collaborazione
di ciascun membro del gruppo per molte opere teatrali e per la messa in scena
di poemi quali La voce umana (Poulenc), La dama di Monte Carlo (ancora Poulenc),
Phèdre (Auric), Les Mariés de la Tour-Eiffel (tutti i membri del
gruppo, tranne Durey), del quale parlerò più in seguito; Auric compose
più tardi le colonne sonore dei film La bella e la bestia, I parenti terribili
e Orfeo. Cocteau scrisse nel 1918 il manifesto di questo originale gruppo
di musicisti, intitolato Il gallo e lArlecchino, nel quale difende la possibilità
di una musica a misura duomo, lontana da Schoenberg e dalla
musica tedesca che giudica in generale accademica, pretenziosa e volgare.
Ecco alcuni assunti fondamentali espressi da Cocteau nel manifesto dei Six:
Il nostro spirito digerisce bene. Loggetto profondamente assimilato
si muta in forza e provoca un realismo superiore alla semplice copia. Non bisogna
confondere una tela di Picasso con un arrangiamento decorativo. Non bisogna confondere
Parade con una improvvisazione. Si dice che un artista originale
non può copiare. Non bisogna dunque far altro che copiare per essere originali.
La scuola impressionista sostituisce il sole alla luce e la sonorità
al ritmo. Lopposizione che compie Eric Satie consiste in
un ritorno alla semplicità. È questa, del resto, la sola opposizione
a unepoca di raffinatezza estrema. Il caffè-concerto
è spesso puro; il teatro è sempre corrotto. Lopposizione
della massa alle élites stimola il genio individuale. È il caso
della Francia. La Germania moderna muore dattenzioni, di applicazioni, di
una volgarizzazione scolastica della cultura aristocratica. Si
chiudono gli occhi ai morti con dolcezza; è con la stessa dolcezza che
bisogna aprirli ai vivi. Un poeta ha sempre troppe parole nel
suo vocabolario, un pittore troppi colori sulla sua tavolozza, un musicista troppe
note sul suo pianoforte. Duna certa attitudine al frivolo.
se senti la vocazione del missionario, non nascondere la testa come lo
struzzo; và dai negri e riempiti le tasche di paccottiglia.
Da queste brevi massime, tipiche della scrittura di Cocteau (nei suoi scritti
ciò che può sembrare divagazione dal tema è in realtà
il tema stesso), si deducono molte cose riguardo i principii dei Six: è
evidente innanzitutto la loro assoluta mancanza di pregiudizi nei confronti delle
musiche non accademiche: si parla di jazz (cataclisma sonoro) come
di caffè-concerto, di danze Cubane e Brasiliane, ritmi latini che oggi
paiono subire un ampio revival allinterno delle sonorità pop
come di spunti artistici da copiare, trasformare, inventare, riproporre, pur di
dare originalità estetica all'impressionismo musicale di Debussy.
Ancora, altro punto cardine è la semplicità; già Cocteau
confessa la sua predilezione per uno stile semplice e chiaro in letteratura, in
contrasto al dannunzianesimo ancora imperante in quegli anni. In Oppio scrive:
vorrei arrivare allo stile dei numeri. Per questo ammira Satie, per
questo i Six ammirano Satie e lo imitano, per questo Cocteau ammira i Six.
Armonie semplici, colori squillanti in un gioco apparentemente impressionista
ma che ha qualche cosa di fauve, e degli scatenati dada; si sopprime la raffinatezza
estenuante e decadente, si ravvivano le spregiudicate armonie jazz, tra Josephine
Baker e Maurice Chevalier, in una sorprendente mescolanza di stili e di idee leggera
e senza troppe pretese in realtà. Ad ognuno di essi il pubblico affibiò
una maschera, unetichetta per renderli riconoscibili alla Francia: Poulenc
era la musica da camera, in ispecial modo pianistica; Honegger il genere oratorio-mistico;
Satie (che teoricamente non faceva parte del gruppo ma ne era in realtà
il protagonista), la caricatura sofistica; Milhaud, il più deriso dopo
Le boeuf sur le toit, era considerato musicista leggero, autore
di cabaret, compositore comico, e così via. Curiosamente,
dei Sei, fu però proprio Milhaud ad affermarsi di più nel mondo
della musica e non solo nel periodo che andò dal 18 al 25,
ma anche oltre, fino a diventare indiscusso esempio di compositore davanguardia,
capace di sperimentare sonorità diverse e nuove astrazioni, tanto da venir
preso come maestro spirituale niente meno che da Shostakovich.
Ma a vegliare su tutto fu Jean Cocteau, linimitabile maestro delleleganza,
espressa dalla semplicità moderna, e non dalla raffinatezza decadente che
ora aveva fatto il suo tempo ed era stata assimilata - come tutto ciò che
allinizio sconvolge - dalla borghesia, volgarizzandola. Cocteau ebbe una
vitalità giocosa e disinvolta, atta a stupire ancor prima che piacere.
Tutti i Six ebbero in loro, in quel dato periodo, un tale spirito dissacratorio
e vitale, che trovò la sua apoteosi nel già citato balletto Gli
sposi della Tour-Eiffel commissionato da de Maré, capo della compagnia
di balletti svedesi, che volle una prova di vitalità da parte di tutto
il gruppo dei Sei, un balletto scritto in collaborazione. Solo Duery rinunciò
(poco più tardi si chiuse in un convento). Il balletto era ancora una volta
una sorta di pantomima. Cocteau e Pierre Bertin leggevano il testo, trasmesso
da due altoparlanti di cartone posti ai lati del boccascena, i ballerini portavano
delle maschere e dei costumi dipinti mimetizzanti, ideati da Iréne Lagut;
il soggetto, facile: due giovani sposi accompagnati dai genitori ed un vecchio
amico, un generale, vanno a celebrare il loro matrimonio sulla terrazza delle
Torre Eiffel, fanno un banchetto, assistono al brindisi del generale, si fanno
infine fotografare: ma ogni volta che si pronuncia la fatidica frase attenti
alluccellino accade un bizzarro contrattempo; arriva la ragazza del
telegrafo, che ha la sua antenna sulla torre, una bagnante, e finalmente un leone
che mangia il generale, con un finale a sorpresa: tutti sono massacrati dal Fanciullo
Futuro. Auric scrisse lOverture, assai brillante, Poulenc la
danza della bagnante di Trouville e il discorso del generale;
Tailleferre il valzer del telegramma; Honegger la marcia funebre
del generale e Milhaud la Marcia nuziale e la fuga del
Massacro del Matrimonio. Il pubblico apprezzò poco questa riunione
di pezzettini, questo potpourri di ariette divertenti. Quando
ascoltò il pezzo di Honegger, disse: evviva, ecco la musica,
senza accorgersi che era stato adoperato caricaturalmente, al basso, il valzer
del Faust. | | | |
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